Carabinieri, Rintracciato ed espulso un nigeriano a Gaeta

In data 16 gennaio 2019, i militari della locale tenenza carabinieri deferivano in stato di libertà un cittadino nigeriano di 55 anni senza fissa dimora, già destinatario di provvedimenti di espulsione.

I militari operanti rintracciavano il cittadino extracomunitario nell’ambito di specifici servizi di controllo del territorio e contrasto all’immigrazione clandestina e, durante il controllo, accertavano che il predetto aveva violato l’obbligo di lasciare il territorio italiano entro 7 giorni non ottemperando quindi ad un ordine di espulsione.

La prefettura di Latina pertanto ordinava nuova espulsione con relativo accompagnamento presso il centro di identificazione ed espulsione di Potenza.

Dal sito avvocatodistrada.it

I decreti di espulsione sono provvedimenti con cui lo Stato italiano dispone l’allontanamento dal suo territorio dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e degli apolidi che non hanno titolo per soggiornarvi.

Tipologie
Le espulsioni si distinguono in amministrative e giudiziarie.
Sono espulsioni amministrative i provvedimenti amministrativi di espulsione (art 13 D.Lgs. n. 286/1998, di seguito T.U.) disposti dall’autorità amministrativa, che si dividono in:
a) espulsioni prefettizie disposte dal prefetto nei confronti di stranieri che siano
in posizione di soggiorno irregolare;
b) espulsioni ministeriali disposte dal Ministro dell’Interno nei confronti di
stranieri che siano ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica, per l’ordine
pubblico o per la sicurezza dello Stato.
Sono espulsioni giudiziarie i provvedimenti di espulsione disposti dall’autorità giudiziaria in conseguenza di procedimenti penali, a loro volta suddivise in:
c) espulsioni a titolo di misura di sicurezza (art 15 T.U) nei confronti dello
straniero:
– socialmente pericoloso (v. Approfondimento 4),
– che ha scontato una pena detentiva per un reato per il quale è previsto l’arresto
obbligatorio o facoltativo in flagranza (art 380-381 cod.proc.pen.);
d) espulsioni a titolo di misura alternativa alla detenzione (art 16, co.5, T.U) nei confronti del detenuto straniero:
– negli ultimi due anni di esecuzione della pena,
– condannato per reati non gravissimi,
– in situazione di soggiorno irregolare;
e) espulsioni a titolo di sanzione sostitutiva alla detenzione (art 16, co.1, T.U) nei confronti dello straniero:
– in situazione di soggiorno irregolare,
– che deve essere condannato per un reato non colposo, punito con una pena
detentiva inferiore a due anni o per il reato di ingresso e soggiorno illegale (art.
10-bis, T.U) (v. Approfondimento 4),
– per il quale non esistono le condizioni per ordinare la sospensione condizionale.
Effetti ed esecuzione del decreto
Tutti i decreti comportano l’obbligo dello straniero di lasciare il territorio dello Stato, quasi sempre eseguito immediatamente in modo coercitivo tramite accompagnamento immediato alla frontiera da parte delle forze di polizia, disposto dal Questore e convalidato entro 48 ore dall’autorità giudiziaria. Solo per i provvedimenti amministrativi l’espulsione può essere differita oppure può essere concesso un termine per la partenza volontaria.
In caso di impedimenti temporanei all’ esecuzione immediata dell’accompagnamento alla frontiera dello straniero espulso, il Questore dispone il trattenimento dello straniero in appositi centri di identificazione ed espulsione per un periodo di 30 giorni, prorogabile per un massimo di 18 mesi (art 14 T.U) (v. Approfondimento 1).
Se nemmeno il trattenimento può essere attuato, il Questore può disporre l’ordine allo straniero espulso di lasciare il territorio dello Stato entro 7 giorni, corredato di sanzioni penali per la sua violazione (v. Approfondimento 3).
Impugnazioni
Tutti i provvedimenti di espulsione e di respingimento hanno la forma del decreto, e devono essere motivati in fatto e in diritto (art. 13, co.3, T.U.).
Sono atti recettizi, cioè producono i loro effetti dopo la loro notificazione all’interessato insieme all’indicazione delle modalità di impugnazione e ad una traduzione in lingua conosciuta allo straniero ovvero, quando ciò non sia possibile, in lingua inglese, francese o spagnola, secondo la preferenza da lui indicata (art. 13, co. 7, T.U.) (v. Approfondimento 4).
Essendo atti immediatamente esecutivi, l’impugnazione non sospende automaticamente l’espulsione, il che significa che l’eventuale accoglimento del ricorso può avvenire ad esecuzione avvenuta, quando il ricorrente è già fuori dei confini dell’UE e non potrà tornarci, se non previo rilascio di un nuovo visto d’ingresso.

Il ricorso contro il decreto di espulsione prefettizia (tipologia a) va presentato, a
pena di inammissibilità, entro 30 giorni dal momento in cui è stato notificato il provvedimento (entro 60 giorni se lo straniero risiede all’estero), dinanzi al giudice di pace del luogo in cui ha sede l’autorità che ha disposto l’espulsione. (art 18 D.Lgs 150/2011).
Per ottenere l’accoglimento del ricorso è necessario trovare dei giusti motivi, come ad esempio il fatto di rientrare in una delle categorie per cui è previsto il divieto di espulsione (v. Approfondimento 2).

Qualora il giudice ritenga che l’espulsione sia stata emessa in difetto dei presupposti di legge, accoglie il ricorso con decreto motivato e revoca il provvedimento impugnato.
Per tali ricorsi lo straniero ha diritto di accedere al patrocinio a spese dello Stato (art. 142, D.P.R. 115/2001).
E’ possibile il ricorso collettivo (cioè sollevato congiuntamente da destinatari diversi) contro le espulsioni prefettizie, qualora:
– i provvedimenti abbiano identico contenuto;
– i ricorrenti si trovino nella stessa situazione;
– i provvedimenti vengano impugnati per lo stesso motivo.

 

Minturno, intervento del Sindaco sul tema delle "Città del Golfo"

Foto di Luigi Versaggi Panno

 

«È capitato a molti di noi di disquisire sul tema “La Città del Golfo” (che letteralmente esprime il concetto di un’entità amministrativa in grado di abbracciare l’intero Golfo di Gaeta, o parte significativa di esso). In realtà, solo una piccola parte di noi ha pensato di costruire una città con la fusione dei comuni esistenti. Noi tutti, invece, abbiamo sempre voluto che gli attuali Comuni lavorassero insieme in maniera più stringente. Per questo tutti avremmo dovuto parlare, sin dall’inizio, più correttamente, de ‘Le Città del Golfo’: si potrebbe discettare anche di quanto, questo errore lessicale, abbia influito sulle amene fortune della politica comprensoriale.

Passiamo, quindi, da ‘La Città’ a ‘Le Citta del Golfo’: e lo facciamo nel momento in cui leGerardo Stefanelli  amministrazioni civiche adottano atti concreti che ‘parlano’ di una reale politica comprensoriale.

Un cambio di vocale che si fa cambio di ‘campo’. Un campo in cui non esiste un centro, ma emerge una rete collaborativa, che contribuisce, ognuno con i propri pesi, in una logica di solidarietà e solidità. Ognuno, ma insieme.

Se cambiamo una vocale, e soprattutto se cambiamo il ‘campo’, non ci troveremo più a polemizzare su dove avrà sede l’ufficio di zona di un servizio pubblico statale o su quale sarà l’entità amministrativa che avrà il compito di gestire le procedure di un servizio comune.

Per i nostri cittadini sarà importante che quei servizi siano più efficienti e, in un numero più ampio, più facilmente fruibili, che consentano di migliorare complessivamente la qualità della loro vita: questo dovrebbe essere il nostro unico obiettivo da perseguire con perseveranza e lungimiranza. Senza gelosie.

Non esistono guerre e prevaricazioni, ma spiccano generosità e  collaborazione. Insieme a Paola Villa e Cosmo Mitrano, insieme alle Città di Formia e di Gaeta, per un Golfo più forte!»