Conferenza stampa Sanremo 2020 - Rita Pavone

La sala stampa accoglie con una ovazione Rita Pavone. Gli viene chiesto che sensazioni ha provato nel confrontarsi con i giovani di questa edizione. E risponde: “a me venivano in mente i miei primi sogni, la sentivo molto mia questa cosa“. Si continua sul tema della perplessità che in Italia si ha quando si mettono in gioco artisti con esperienza. La risposta verte sul fatto che noi, in Italia, non abbiamo una mentalità anglosassone; ma c’è di buono che il signor tempo non si rende conto che mentre sta lavorando sulla mia faccia, non sta lavorando sulla mia possibilità di creare.

Parla poi del legame con Renato Zero che è stato “uno di quelli che mi ha fatto da collettore e, dopo cinque anni di pausa, mi ha fatto tornare a cantare” e continua: “sono alta 1.53 m (due in più di Kylie Minogue) ma quando sto sul palco mi sento gigante“.

Sul fatto che la canzone sia stata scritta dal figlio: “è il musicista di famiglia, scrive molto in inglese, gli ho chiesto di scrivere qualcosa per me. Il pezzo mi è piaciuto subito“.

Di quanta resilienza hai avuto bisogno per arrivare sul palco di Sanremo nel 2020? Lei risponde: “sono passata per tempi diversi; dal successo a momenti meno belli: nel terzo Sanremo mi avevano dato per spacciata. Per questo resilienza è il titolo più opportuno”.

Abbiamo anche noi posto la nostra domanda a Rita Pavone:

E chiude: “ho collaborato con numerosi artisti dai Pink Floyd a Beach Boys, chiedete voi stessi a Roger Waters. Ragà, qualcosa, in carriera, avrò fatto no?” e saluta: “non ho altri sogni, è già un sogno stare con voi!”.