Madonna delle Lacrime: da Siracusa le parole di don Raffaele Aprile

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  • Chi è don Raffaele Aprile?

Don Raffaele Aprile Madonna delle Lacrime SiracusaSalve a tutti, sono Raffaele Aprile, ho 42 anni e provengo dalla diocesi di Siracusa, ordinato il 29 giugno 2016, nel Santuario della Madonna delle Lacrime. Svolgo il mio ministero dal 1 ottobre dello stesso anno nel nostro Santuario a Siracusa. Sicuramente non è semplice raccontare la propria vocazione perché è un dono ma anche un mistero, come diceva Giovanni Paolo II, in quanto è parte importante della persona stessa, che entra nel mistero dell’inafferrabile. Essa però richiede una testimonianza verace di quella che è la propria esperienza di vita cristiana. La vocazione di ogni cristiano non è frutto del caso, ma all’origine dell’esistenza umana c’è un progetto di Dio che ci invita a rimanere nel suo amore e quindi a vivere radicati nella fede.

Madonna delle Lacrime InstagramAvere ricevuto l’Ordine Sacro significa in qualche modo partecipare a quella “dolce e confortante gioia di evangelizzare” che proprio Papa Francesco ci ha descritto nella recente esortazione apostolica «Evangelli Gaudium»: “Possiamo inventare tante modalità per testimoniare la Parola, sfruttare i più diversi mezzi di comunicazione che la tecnologia si mette a disposizione, da Facebook a Whatsapp, da Twitter a Google. Ma la fede si vive e si testimonia in un incontro personale, perché si manifesta in una parola, in un abbraccio, in uno sguardo”. Questo significa evangelizzare: riuscire a mettersi in relazione con tutti coloro che nella nostra quotidianità incontriamo.

Don Raffaele Aprile Madonna delle Lacrime SantuarioAncora prima di discernere la Sua chiamata e la Sua volontà su di me, ero come tutti gli altri, un ragazzo che amava divertirsi, stare con gli amici e andare all’università, infatti ero iscritto alla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari a Catania, dove ho sostenuto, con esito positivo, alcune materie del primo anno. Questo periodo di studio e al contempo di ricerca della mia vocazione, iniziato nel dicembre del 2004, quando per la prima volta sentii una chiamata particolare a partecipare alla Santa Messa, e qualcosa mi diceva che dovevo recarmi al Santuario della Madonna delle Lacrime; così ascoltai questa voce e andai a messa con mia madre e mia nonna.

Don Raffaele Aprile Madonna delle Lacrime SantuarioProprio durante la celebrazione eucaristica, vidi arrivare un fascio di luce dal volto di Maria, l’effige mariana che si trova presso l’altare centrale che mi invitava a guardare successivamente ai seminaristi presenti in quella celebrazione, ma io non capivo perché stesse succedendo questo, e perché proprio a me, e allora dissi a me stesso e a mia madre che se era vero che il Signore mi stava chiamando a seguirlo nel sacerdozio, avrei aspettato una seconda chiamata; volevo capire se quello che era successo era vero o solo una suggestione. E così dopo qualche mese (2 aprile 2005) proprio nei giorni in cui Giovanni Paolo II stava per morire, ricevo una seconda chiamata e questa volta è molto più chiara e forte della prima, così raccontai tutto a mia madre e decisi di affidarmi alla diocesi di Siracusa per la comprensione di quanto mi stava succedendo.

Don Raffaele Aprile Madonna delle Lacrime Reliquario 2Ho scoperto poi in seguito che negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II c’era anche il Reliquiario delle lacrime di Maria che il Papa aveva chiesto. La mia è una chiamata mariana, perché avvenuta sotto lo sguardo materno di Maria e delle sue lacrime. Avendo percepito che cosa per la mia vita il Signore voleva, ho iniziato il mio discernimento, non da solo sicuramente, ma aiutato da un padre spirituale e dalla costante preghiera. “Sogno” è la parola che riassume la mia vocazione al sacerdozio, perché grazie a don Francesco che mi ha chiesto di raccontare il mio cammino al presbiterato che sto avendo modo di guardare indietro e a tutti gli anni trascorsi, sia in seminario che in parrocchia.

La mia esperienza è sicuramente stata bella ma sarebbe troppo poSiracusa Santuario Madonna delle Lacrimeco, per questo la parola “Sogno” la descrive in pienezza. Ma non si tratta di un mio sogno, che poi avrei realizzato, ma il sogno di Dio, Lui lo ha voluto realizzare nella mia vita. certo non è stato facile comprendere questo sogno di Dio nella mia vita, non sono mancati i timori perché mi trovavo dinnanzi ad una cosa più grande di me. Ma mi sono affidato e fidato. In seminario poi ho iniziato realmente ad assaporare quel progetto di Dio e, a poco a poco, in me cresceva la gioia di volerlo coltivare.

Siracura Madonna delle Lacrime Reliquiario 2Concludo affermando che il mio percorso vocazionale in seminario, lo posso paragonare ad un pellegrinaggio: “mi viene da pensare al cammino di Santiago o a quello di Lourdes”. Allo stesso modo il seminario mi ha portato sempre cose nuove inaspettate. Come tutti i cammini è costellato di difficoltà e sofferenze, ma la sicurezza che accanto c’è il Signore è di grande conforto.

Siracura Madonna delle Lacrime Reliquiario 1Il concetto che meglio sintetizza quanto detto, è quello della gratitudine, perché mentre sei in cammino ti volti indietro per guardare in lontananza la strada percorsa e ti accorgi che non sei solo, c’è chi viaggia con te! Non sono io che faccio il cammino, ma è il cammino che ti fa. Il mio grazie va anche al parroco e adesso Rettore del Santuario della Madonna delle Lacrime don Aurelio Russo, che in tutti questi anni di cammino mi è stato vicino ma soprattutto è stato e continua ad essere un grande esempio di semplicità, modestia, generosità ed altruismo. Da quasi un anno mi prodigo per l’accoglienza dei pellegrini provenienti da differenti nazionalità. Svolgo questa mansione con entusiasmo e devozione, cercando di trasmettere a chi mi ascolta il messaggio che scaturisce dalle lacrime di Maria: un messaggio di amore e di speranza per tutta l’umanità. La mia dedizione a questo compito ha avuto un forte riscontro da quanti ho avuto modo di conoscere.

  • Innamorato del Cielo, il libro di don Raffaele Aprile

  • La prefazione di mons. Giuseppe Greco
Raffaele Aprile Innamorato del cielo libro 2
Raffaele Aprile Innamorato del cielo libro 1
Raffaele Aprile Innamorato del cielo copertina

Perché Padre Raffaele Aprile scrive poesie? Perché scrive “riflessioni dell’anima”? Perché desidera comunicare quello che ha nel cuore? Per rispondere a queste domande mi rifaccio a un brano del profeta Geremia. Geremia è stato un profeta scomodo, e quindi molto lottato. In un determinato tempo della sua travagliata vita ebbe il desiderio di smettere di fare il profeta, il desiderio di chiudersi in se stesso e rinunciare a comunicare il messaggio profetico. Ma in lui è prevalsa un’altra scelta. Così egli si esprime:

“Mi dicevo. «Non penserò più a Lui ( a Dio) ,

Non parlerò più nel suo nome!».

Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,

trattenuto nelle mie ossa;

mi sforzavo di contenerlo,

ma non potevo” (Ger 20,9).

Ecco, Padre Raffaele ha un fuoco dentro, un fuoco nel suo cuore, il fuoco dell’amore del Signore, un fuoco che non può contenere e che sente il bisogno di trasmettere agli altri. Questo è il motivo per cui lui ci offre il dono di queste poesie che sono l’espressione viva di questo amore.

 

1) Poesia e Profezia

Il profeta Geremia ci dà l’opportunità di scoprire un nesso profondo tra poesia e profezia. La profezia è la Parola di Dio messa in bocca a un uomo; profeta è colui che parla a nome di Dio. La poesia religiosa è parola dell’uomo che parla di Dio, che parla a Dio, che racconta la sua esperienza di Dio, che anela a Dio.

La poesia è frutto della ispirazione. Cos’è questa ispirazione? È una realtà misteriosa, è un dono dello spirito; nei momenti più alti è un dono dello Spirito Santo. Questo mette in relazione il poeta con il profeta che è ispirato da Dio.

In una notte di mistero il Vangelo ci descrive l’incontro di Nicodemo con Gesù. Nicodemo era uno dei capi dei Giudei. Costoro erano ostili a Gesù, ma Nicodemo comprende che Gesù è “venuto da Dio come maestro” (Gv 3,2). Per non esporsi incontra Gesù di notte. Era una notte di vento. Gesù parla di un vento misterioso, il vento dello Spirito Santo, dicendo: “Il vento soffia dove vuole, e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va” Gv 3,8). Simboleggiato dal vento, lo Spirito Santo è sovranamente libero, è inafferrabile, inarrestabile, incoercibile. Lo Spirito Santo è Spirito di libertà, di verità, di amore, di vita. E’ un vento misterioso che ha raggiunto P. Raffaele, il quale così si esprime: “E il vento è per me / l’abbraccio del tuo amore” (p. 76). E ancora: “Sento Dio che mi parla. / Mi abbraccia in quel vento soave e fresco” (p. 96). Questo vento dello Spirito dell’Amore ha raggiunto P. Raffaele, lo avvolge, lo abbraccia, lo fa vivere immerso nel Mistero di Dio. Egli è testimone della grande verità affermata dal libro della Genesi, che descrive poeticamente la creazione dell’uomo dicendo che Dio crea l’uomo dal fango della terra, ma poi alita, soffia sull’uomo, e l’uomo comincia a vivere. In quell’alito di Dio comunicato all’uomo noi scopriamo il fluttuare della vita divina partecipata all’uomo, per cui l’uomo è “figlio di Dio”, partecipe dalla stessa natura di Dio, l’uomo è alito di Dio, amato teneramente da Dio.

2) Poesia e preghiera

Il rapporto tra poesia e preghiera, in Padre Raffaele, è un rapporto profondo e fecondo. La preghiera diventa poesia perché la preghiera è una relazione con Dio così intensa che non può essere espressa con parole banali, ma con le espressioni poetiche più alte. E viceversa, la poesia diventa preghiera perché la poesia va oltre le cose visibili e porta in se stessa l’anelito verso la trascendenza.

Sotto questo profilo vi sono alcune parole-chiave nelle poesie-preghiere di P. Raffaele. Ne possiamo individuare soprattutto tre: il Silenzio, l’ascolto, lo sguardo.

Il Silenzio è il Mistero profondo di Dio. Sant’Ignazio d’Antiochia dice che “Gesù Cristo è la Parola eterna di Dio nata dal Silenzio del Padre”. Il Silenzio è la sorgente della Parola ed è l’habitat della Parola. Solo nel Silenzio possiamo ascoltare la voce di Dio. Il nostro poeta dice: “Il silenzio parla / se tu lo ascolti, / è lì che osservo e conosco l’Amore” (P. 92). Solo nel Silenzio possiamo ascoltare i passi del Signore che viene verso di noi. Ecco come si esprime il nostro P. Raffaele: “Ascolto i tuoi passi, / li avverto sempre più vicini, / li sento bussare al mio cuore” (p. 24). Sono i passi “del Padre che ti ama. // ti attraversano il cuore in profondità / lasciandoti avvolto nello stupore / di quel silenzio che ti sa ascoltare / e amare” (p. 25). Il silenzio è legato all’ascolto. L’ascolto rivela l’Amore. L’Amore genera lo stupore. Lo stupore è unito alla gioia: “scopro l’Amore infinito / che mi riempie e mi colma di gioia” (p. 38). In questo silenzio mistico avviene l’ascolto della Parola e la percezione della Presenza di Dio. Come dice P. Raffaele: “Il silenzio che attraversa le spighe di grano, / che scorre nelle vene degli uomini, / e che sussurra dolcemente una parola” (p. 52).

In queste poesie-preghiere la terza parola-chiave è lo “sguardo”. Nella poesia intitolata “Percezione”, il nostro poeta parla di sguardi misteriosi che si affacciano nell’Assoluto: “Percezione sublime, / armonia di sensi, / si lega al passo incerto / di chi percorre sentieri di specchi // dove un’immagine si fonde / in sguardi sconosciuti, / perfetta unione con l’Assoluto” ( p. 39). E nella poesia intitolata “Sguardo”, P. Raffaele dallo sguardo che la persona umana incrocia con gli altri perviene allo sguardo di Dio che è Amore infinito: “Quanti sguardi, / sguardi di dolcezza o di tristezza, / sguardi di sorrisi o di pianto // sguardo di una mamma / che sprigiona tenerezza e protezione / … / ma tutti sguardi di un infinito amore / nel riflesso di quello / che è Amore infinito” (p. 60). Intravvediamo il mistero e il fascino dello sguardo di Gesù, di questo Dio dal Volto umano che guarda l’uomo con infinito amore e profonda tenerezza. Gesù non è soltanto la Parola vivente di Dio che va ascoltata, ma è anche “l’icona” visibile del Dio invisibile, icona che va contemplata nello stupore di un mistero ineffabile. Il messaggio che ci proviene da questa fonte è molo importante: non solo siamo chiamati ad ascoltare la Parola del Signore, ma siamo anche sollecitati a contemplare il suo Volto con uno sguardo che risponde al suo amore; la dimensione contemplativa è una dimensione essenziale per la vita cristiana.

3) Poesia e vita

Proseguendo nella lettura delle poesie di questo libro, abbiamo da considerare ancora qual è il rapporto tra poesia e vita. Forse che la poesia è un modo di evadere dalla vita concreta per rifugiarci in un mondo dorato ma inesistente? Niente affatto. La poesia di P. Raffaele non esprime una spiritualità di evasione, ma invece è radicata sulla terra e sulla vita concreta. A questo riguardo troviamo una parola-chiave molto significativa: la parola “cammino”. Viene descritto il cammino che non è mai un cammino solitario: è un cammino con i fratelli e nello stesso tempo un cammino con il Signore. Nella poesia intitolata “L’altro” è detto: “Nel contemplare l’altro, / contemplo Te, Signore. // Nell’aiutare l’altro, / aiuto Te, Signore. // Nel camminare con l’altro, / cammino con Te, Signore” (p. 68).

Bisogna dire subito che non è un cammino facile: è irto di asperità, è – come dice il poeta – “un itinerario fatto di spine” (p. 32). Questo cammino inizia con l’esodo, con l’esodo interiore. P. Raffaele si chiede: “Cosa vuol dire esodo? / Forse camminare, forse evadere, forse andare, ma dove? / Sì, verso dove? // Verso un sentiero segreto, che solo Dio ci ha disegnato, un sentiero lungo, tortuoso e forse anche con ostacoli” (p. 121). Sentiamo in queste parole l’eco del cammino di Abramo, cui Dio disse: “Esci dalla tua terra e va’ dove ti indicherò”. E la fede di Abramo è anche la fede di P. Raffaele, che continua la sua riflessione con queste parole: “C’è Lui in questo cammino, c’è Lui in questo esodo, ci sostiene e ci è fedele, ci incoraggia, ci parla” (p. 121). Questo esodo interiore è l’esodo dall’individualismo, è l’esodo dal nostro “io” per aprirci alla sublime avventura dell’amore indicato dal Signore. Il nostro poeta invoca l’aiuto del Signore perché lo accompagni in questo esodo: “Accompagnaci in quest’esodo interiore / con la tua amorevole presenza. // dacci la forza di ritrovare quell’identità / persa nella solitudine silenziosa del nostro io” (p. 132).

Questo esodo viene anche chiamato “esilio”, per indicare la sofferenza interiore e il travaglio della ricerca della propria identità. È un cammino di ricerca interiore finalizzato alla conquista della propria autenticità. Così dice P. Raffaele: “L’esilio interiore è qualcosa che ti sprona a cercare la risposta della tua identità… Ma per scoprirlo devi fa spazio dentro di te, con il silenzio e la preghiera, e ascoltando la Sua voce che ti parla troverai quella risposta che cercavi da tempo, troverai la tua identità” (p. 124).

Trovata la propria identità, è necessario essere fedeli a se stessi, fedeli al disegno che Dio ha sulla nostra vita, a quel disegno di amore che si rivela nel corso dei giorni. P. Raffaele rivolge un’accorata preghiera al Signore perché gli doni la fedeltà: “Signore nostro, donaci la fedeltà di chi ti sa ascoltare, / donaci la speranza di chi ti sa credere, / donaci la fede di chi sa donarsi, / donaci l’amore di chi ti sa amare” (p. 130). Alla fedeltà a Dio e alla fedeltà a se stessi, cioè al sogno che Dio ha su di noi, è unita in maniera costitutiva la fedeltà all’amore dei fratelli. In maniera lapidaria P. Raffaele ci dice: “Nell’amare si dona; / nell’amare si prega; / nell’amare si lavora; / nell’amare si aiuta” (p. 58). Ecco allora che la fedeltà deve essere piena: fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo, fedeltà al Vangelo e fedeltà alla storia, fedeltà alla meta e fedeltà alla strada, fedeltà al cielo e fedeltà alla terra.

 

Preghiera alla Madonna delle lacrime

La conclusione più bella di queste poesie-preghiere è data dalla Preghiera alla Madonna delle lacrime. Qui P. Raffaele raggiunge il vertice dell’espressione poetica. “Le tue lacrime, o Madre, / nel tuo volto, / sono come una rugiada di pace che scende sulla nostra vita; / sono lacrime come di un Battesimo / che ci confermano ancora / di essere figli di Dio” (p. 47). L’immagine della rugiada evoca l’idea della tenerezza, della dolcezza, della soavità: rugiada di pace è detta Colei che è Regina della pace. L’altra espressione, “lacrime come di un Battesimo”, ci fa pensare al lavacro della salvezza che è il sacramento del Battesimo e ci dice che le lacrime di Maria sono lacrime di salvezza per noi, sono lacrime che generano in noi una nuova vita, sono lacrime di grazia.

Un’altra Preghiera alla Madonna delle lacrime mette in luce la storia salvifica indicata da Maria. “Madonna delle lacrime, Tu sei quella metà di cielo che parla di salvezza” (p. 115). Inoltre nella nostra storia tormentata viene presentata un’apertura di grande speranza per il nostro futuro: gli occhi di Maria sono immersi nel pianto, sembrano due ferite doloranti, ma assumono il valore di due feritoie che segnano un’apertura verso la luce e la salvezza: “Le tue lacrime segnano una rottura, una feritoia, un’apertura nella storia del’umanità” (p. 115). Poiché Maria è la Madre di Cristo, che è venuto sulla terra per condurci al cielo, “in Maria cielo e terra si incontrano” (p. 115).

Mons. Giuseppe Greco