Al Festival dei Teatri Mediterranei un cortometraggio dello Sprar di Itri

Sarà proiettato il prossimo 21 agosto, nell’ambito del Festival dei Teatri Mediterranei, il cortometraggio “Xenia, il quinto elemento”. Un nuovo riconoscimento per il documentario realizzato nell’ambito del progetto Sprar di Itri, già premiato al Valsusa Filmfest 2018 ed al concorso nazionale Corti di Mare 2017. 
Con un approccio singolare, “Xenia” tratta i temi dell’accoglienza e dell’integrazione, attraverso un viaggio lungo i quattro elementi fondamentali terra, aria, fuoco e acqua, ai quali l’autore associa un quinto elemento “sociale”, la xenia, l’accoglienza sacra per gli antichi greci.
Quest’opera è il traguardo di un lungo lavoro del regista documentarista Giorgio Anastasio, lavoro che ha impegnato per ben tre anni i soggetti coinvolti nella sua realizzazione. “La scelta di spalmare le riprese in questo lasso di tempo abbastanza lungo – spiega il regista – è stata fondamentale in termini di qualità del video girato, anche e soprattutto per la necessità di entrare maggiormente in sintonia con i ‘personaggi’, le situazioni e gli eventi locali. Non ultima è stata la volontà di valorizzare la presenza di molteplici ospiti del sistema di protezione, in contesti e momenti differenti”“L’idea di fondo era di non mostrare le solite, seppur importantissime testimonianze di vita dei protagonisti – continua il regista – che caratterizzano abitualmente questo tipo di documentari, ma di puntare più sulla raffigurazione di come gli ospiti si integravano nel contesto itrano, attraverso il lavoro, la quotidianità, la partecipazione alle manifestazioni tradizionali e culturali, utilizzando anche una rappresentazione metaforica di quanto loro ci raccontavano in privato. La chiave di volta del racconto – conclude Anastasio – in ogni modo, è stata individuata nell’indissolubile connubio tra gli itrani e l’olivicoltura”. 

Al via il Festival dei Teatri d’ Arte Mediterranei

Al via il il Festival dei Teatri d’ Arte Mediterranei. Dal 19 al 25 agosto le voci, le storie, i racconti,  la musica, la drammatica attualità, i suoni popolari del Mediterraneo rivivono per una settimana in riva al mare tra Formia e Minturno. Da lunedì una settimana di eventi di informazione e spettacolo per tutti i gusti e tutte le età.

SETTE GIORNI E DUE CITTA’. Per la XV edizione, sette i giorni del festival con un ricco programma che coinvolgerà due città, Formia e Minturno. Una settimana di letture all’alba, in barca a vela, in luoghi speciali, concerti, spettacoli, mostre, lezioni di storia, incontri di approfondimento, letteratura tra musiche, danze, storia e fenomeni culturali, tra attualità, denuncia, tradizione popolare e il fascino dei luoghi. Un denso programma che toccherà diversi luoghi delle due città per provare a raccontare questo affascinante e tragico mare, palcoscenico di tradizioni, suoni e sapori ma anche drammi e scontri sotto gli occhi di tutti.

OSPITI INTERNAZIONALI. Grazie al progetto dei Fari culturali del Mediterraneo sostenuto dal Mibac che ha già fatto tappa a Tunisi, Patrasso e Cosenza arrivano in terra pontina ospiti internazionali da Grecia, Spagna e Tunisia: Samih Mahjoubi Group che porteranno a Formia le melodie del Maghreb (22 agosto ore 21:00 Corte Comunale di Formia), Sonia Carmona, mimo e clown spagnolo e Christos Kalpouzanis, artista greco che porta avanti il tradizionale teatro delle ombre, per una serata eccezionale dedicata al teatro di figura e al teatro ragazzi (23 agosto Arena Mallozzi, Scauri).

UN MEDITERRANEO DA RACCONTARE. I primi tre giorni del Festival sono dedicati a incontri, mostre e letture sul Mediterraneo alle ore 20:30 presso La Darsena di Scauri. Si apre il 19 agosto con un omaggio ai poeti del Mediterraneo a cura di Rodolfo Di Biasio e Domenico Adriano, il 20 una lezione di storia a cura del prof. Luigi Mascilli Migliorini dell’Università Federico II di Napoli e poi il 21 la mostra del circolo fotografico L’Altro Sguardo, la proiezione del cortometraggio XENIA di Giorgio Anastasio realizzato con i ragazzi dello Sprar di Itri e l’intervento teatrale di Pasquale Valentino “S. S. 7/Quater. Avviso ai naviganti – storie di Madonne Nere e Povere Madonne Naufraghe”.

LETTURE IN LUOGHI SPECIALI. Sono parte del programma letture speciali in luoghi speciali. Beni confiscati alla criminalità come l’ex albergo Marina di Castellone e l’ex Seven Up che saranno palcoscenico di reading a tema e di un flash mob per riaccendere i riflettori sul riutilizzo dell’hotel sequestrato alla famiglia Chianese ormai allo stato di abbandono. Senza dimenticare l’ex clinica Cusumano dove soggiornò Gramsci e l’ex lavatoio di Maranola dove ancora l’acqua continua a scorrere. Sarà proprio il lavatoio ad accogliere la scrittrice e giornalista Elena Stancanelli per la sua esperienza sulle Ong. Ogni mattina alle 7:00 le letture all’alba dedicate ad Andrea Camilleri a strapiombo sul mare vicino ai ruderi di un’antica cisterna romana.

UN FESTIVAL CHE FA RUMORE SOTTO VOCE. <Dal 2005 proviamo a raccontare il Mediterraneo con questo festival e dal 2005 sempre più ci convinciamo che non finiremo mai di raccontarlo, tante sono le storie, tante sono le facce, gli occhi e le mani di questo grande mare. Quest’anno il Festival raggiunge un punto importante, non è solo Formia, è anche Minturno e Scauri e non solo, è in un progetto più grande che ha visto realizzare un piccolo sogno, poter fare di questo festival un faro che si è acceso a Tunisi, a Patrasso, a Cosenza e si accenderà a Siviglia così come a Frosinone. Tanti piccoli fari per poter testimoniare sempre di più la necessità di un Festival che in un mondo che urla prova a parlare sotto voce e che sicuramente riuscirà a fare molto più rumore di tanti che strillano>, afferma il direttore artistico Maurizio Stammati.

Omelia di mons. Luigi Vari - Festa di San Nicandro Tremensuoli 2019

Omelia di mons. Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta, pronunciata per la Festa di San Nicandro Martire 2019 a Tremensuoli (Minturno).

L’arcivescovo ha affermato: “Se c’è un verbo che abbiamo perso e tolto dal vocabolario, è il verbo ‘credere’ perché ci sembra imbarazzante e inutile. Abbiamo per lungo tempo avuto imbarazzo a coniugare il verbo credere sentendoci uomini del futuro, ma poi ci siamo resi conto che senza questo verbo non c’è futuro”.

“Noi siamo quelli che devono guardare dietro e domandarsi: Quando si parlava problemi importanti che ci toccano tutti (penso ai cambiamenti climatici) cosa dicevamo? Non ci credevamo. Ci siamo ritrovati in un ambiente malato e abbiamo paura”.

E continua l’arcivescovo dicendo: “Il verbo ‘credere’ riguarda tutta la vita, dal gioco alla cose importanti. Chi avrebbe creduto che sarebbero maturati, invece, sentimenti di rabbia e rancore. E’ una colpa che dobbiamo dare a noi stessi se siamo cosi arrabbiati. Dobbiamo tornare a coniugare il verbo credere”.