Peccati di gola - e.2 - Involtini di pollo con crema di zucca

“Peccati di gola”, programma a cura di Stefania Stammegna. Nell’episodio 2 Stefania ci parlerà della buonissima ricetta degli involtini di pollo con crema di zucca. Buon ascolto!

L’involtino è una pietanza, presente nella tradizione gastronomica di vari paesi, costituita da un alimento o un insieme di alimenti avvolti in una fettina di carne o pesce, in una larga foglia di un vegetale oppure inseriti all’interno di pasta e poi cotti.

L’involtino estate ad esempio, piatto della cucina vietnamita, consiste in maiale, gamberi, erbe, vermicelli di riso e altri ingredienti avvolti in carta di riso (bánh tráng). L’involtino primavera invece, tipico della cucina cinese, è costituito da una pastella fritta al cui interno vi sono verdure sminuzzate.

Della tradizione gastronomica italiana sono gli involtini di Sannicandro, preparati con le interiora di agnello: fegato, cuore, polmone, retina e budelline.

Fonte: Wikipedia.it

 

Peccati di gola - e.1 - Tagliatelle ai funghi porcini

“Peccati di gola”, programma a cura di Stefania Stammegna. Nell’episodio 1 Stefania ci parlerà della tipica ricetta autunnale delle fettuccine ai funghi porcini. Buon ascolto!

Le tagliatelle sono una pasta all’uovo tipica del centro e nord Italia. Il loro nome deriva dal verbo “tagliare” o “affettare”, dato che si ottengono stendendo la pasta in sfoglia sottile e tagliandola, dopo averla arrotolata.
Una variante sono le tagliatelle verdi, nel cui impasto entra la bietola o lo spinacio, particolarmente gustose e delicate sono poi le tagliatelle verdi all’ortica (con cime tenere delle ortiche al posto degli spinaci).

Secondo una leggenda bolognese le tagliatelle sarebbero state inventate nel 1487 dal bolognese mastro Zefirano, cuoco personale di Giovanni II Bentivoglio, in occasione del matrimonio di suo figlio Annibale II Bentivoglio con Lucrezia, figlia naturale di Ercole I d’Este, duca di Ferrara. In realtà è soltanto una storiella inventata dall’illustratore e umorista bolognese Augusto Majani nel 1931.

«Fate una pasta d’ova e di farina,
E riducete rimenando il tutto
In una sfoglia, ma non troppo fina,
Uguale, soda e, sul taglier pulito,
Fatene tagliatelle larghe un dito.Che farete bollire allegramente
In molt’acqua salata, avendo cura
Che, come si suol dir, restino al dente;
Poiché se passa il punto di cottura
Diventan pappa molle, porcheria,
Insomma roba da buttarla via.Dall’altra parte in un tegame basso,
Mettete alcune fette di prosciutto
Tagliato a dadi, misto, magro e grasso;
Indi col burro rosolate il tutto.
Scolate la minestra e poi conditela
Con questo intinto e forma, indi servitela.Questa minestra che onora Bologna
Detta la Grassa non inutilmente
Carezza l’uomo dove gli bisogna,
Dà forza ai muscoli ed alla mente
Fa prender tutto con filosofia
Piace, nutre, consola e così sia.»
(Lorenzo Stecchetti)

Durante il ventennio fascista lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, come atto paradossale di provocazione, propose l’abolizione delle tagliatelle e dei maccheroni perché considerati cibi “antivirili” ed “antiguerrieri”.[1]

Fonte: Wikipedia